martedì 18 settembre 2012

La Pezzola




Arieccoci dopo un po' più d'un mese a spiegavvi ammodino come si ragiona dalle mi' parti!

Allora, per tutta l'estate 'un s'è fatto artro che ragionà sur nome delle ventate carde che arrivavano prima dall'Affri'a, poi n'antravorta dall'Affri'a, poi viavia varcheduna veniva giù fresca dalla Scandinavia (velle che venivan giù dalla Scandinavia eran tutte belle fie si sa!).
Sicché vest'anno alla maniera dell'ameriani, che danno sempre i nomi a'tifoni che 'ni devastano la nazione (ma tanto si sà, ni fa 'na sega i tifoni all'ameriani, tiran su artri du' mecdona' e sono apposto), s'è preso a dann'i i nomi della Divina Commedia di Dante (che di pete ne fa tante, ma questa è un'altra storia che un giorno vi racconterò!).

'Poverannoi' direbbe la mi' povera nonna!!

Comunque dicevo, dopo tutta l'estate a sudà come dannati, roba che t'apro ir tirreno-on-laìn e ti ci trovo scritto che m'hanno misurato 45° in piazza Vittorio , che è proprio a un tiro di stioppo da dove lavoro, pare finarmente che sia arrivato ir freddo...

Ora a Pisa ir freddo è una cosa che 'un garba a nessuno: a Pisani 'un ni garba perché è freddo, a vell'artri perché dice 'un fa artro che piove.
Ma la 'osa peggiore der freddo resta comunque una: ir raffreddore. Dioragazzi quando ti piglia ir raffreddore è una tragedia! Dice ti piglia un ber febbrone ti stiocchi a letto du'/tre giorni e sei a posto, ar carduccio! Invece no, se ti piglia ir raffreddore stai male che 'un respiri, 'vando vai a desinà un senti una sega che a prescinde' da cosa mangi e ti pare di mangià sempre ir purè sciocco, ti fa' male l'ossa e se'ondo come c'hai anco i brividi. Poi vai a piglià ir termometro, ti misuri la febbre e... 36,9... 37,1... 37,2 ma proprio se è sera e sei sfatto un ne p'oi più. Roba che deh, ti vergogni a 'un andà a lavorà, dici "deh che figura ci faccio?!?", sicché vai!

Ora in queste situazioni, quando produci 3 vorte ir tu peso in moccio, c'è una 'osa sola che ti pole sarvà: La Pezzola!! La pezzola dioragazzi ora bisogna dì che non va più perché vanno di moda i fazzolettini di carta, 'velli che c'hanno ir barsamo, 'velli c'hanno ir profumo, 'velli che sono ricicrabili, 'un vanno lavati... però io me lo riordo bene 'vando ir mi nonno mi soffiava ir naso da piccino, mi metteva la pezzola e mi diceva "soffia!!" e io via a soffiànni nella pezzola tutto 'r moccio, una goduria! E ir mi nonno ce n'aveva delle belle! le teneva ner cassetto apposta, mi pare accanto alle cintole, diverse c'era anco le iniziali sopra, erano tutte belle piegate e riposte che mi sa che se mi rimetto a cercalle le ritrovo!


Bisogna dì che anche ir mi babbo, omo d'artri tempi, la pezzola l'usa sempre, a lui i fazzoletti un 'ni garbano, ma io, mi vergogno anco un po' a dillo oramai, ho dovuto cede' alla modernità... un po' perché, chi mi conosce lo sa, basta fammi ir gesto di toccammi ir naso che quello si mette a sanguinà, quindi deh le pezzole le rovinerei tutte, poi perché a me, come forse avrete capito, ir raffreddore mi fa proprio girà le palle, e bisogna dì che ir barsamo su fazzoletti armeno 'un mi fa prude tutto...

ora scusate ma c'ho da pulì lo schermo dar moccio ('un s'era capito perché ho scritto della pezzola proprio orora?), ci si sente per la prossima!! bonaaaa

(pucc)

giovedì 19 luglio 2012

PUNTO!!



Allora, è bene chiarì 'na 'osa dopo tutto 'sto tempo: ir punto alla fine del ragionamento, il trabiccolo della FIAT che da 20 anni scarrozza l'italiani e tutti l'artri sinnifi'ati sono sbagliati, punto.


Infatti la Vecchia Saggezza der Contadino Pisano ci insegna che 'punto' iè essenziarmente un sostantivo (èh? puppa!) che serve a indicà quello che resta der vino alla fine der desinà, della benzina alla fine der viaggio e dello stipendio alla fine der mese (ma più di recente anche verso ir dieci quindici, per chi riscòte il 20). 


Inzomma è principarmente quello che vedete nell'immagine quì sotto: quanti sòrdi  c'è rimasti? PUNTI!


Quanta benza ci s'ha? PUNTA!


Quanto mi vòi bene? PUNTO!




ora che v'ho spiegato bene bene cosa vor dì questa parola da noantri vi potete rispondé anco da soli: quanta voglia c'ho avuto io e quell'artri du' becchi di scrive su sto blogghino nei passati 19 mesi, più o meno?


Alla prossima brodiiii!!!

(pucc)

domenica 30 gennaio 2011

Ir Groppone


Ooooh allora, arieccomi dopo 'un sommai 'vanto tempo a riscrive su ir blogghe... inutile dì, fin dà principio, che se un'ho scritto prima è perché c'ho avuto da tribolà assai nell'urtimi du' mesi, e siccome 'vell'artri du'peori preferiscano 'un fa 'na sega come ar solito invece di lavorà e fassi ir culo come si deve, mi tocca da scrive' tutto a me.

Ma vediamo un pò la parola di oggi: allora si vede di ragionà un gocciolino di vesta parola che pare fatta apposta per riempittici la bocca 'vando la dici, ir Groppone.
Allora come avrete capito ir groppone iè una parte parecchio importante der corpo umano, così importante da meritassi anco la "G" maiuscola, infatti ir groppone è quello che si fa cari'io der peso der lavoro, della vita, delle tribolazioni e dei penzieri. 'vando sei a lavorà ti cari'ì difatti tutti i pesi sulla groppa, 'ome fanno i muli, e quando c'hai 'varche rottura di coglioni, 'varche pena d'amore, 'varche debito da sardà, ti senti proprio ir peso sur groppone...
È ir caso inortre di aprì una parentesi su questo urtimo esempio: infatti se devi sardà un debito, e sopratutto se devi ridà i sòrdi a varcheduno, e sopratutto se questo varcheduno è Marcellino detto ir mietitrebbia, viene forì l'artra utilità der groppone di una perzona: ir tiracci diverze legnate!! infatti torna proprio bene, 'ome parte der corpo pare fatta apposta per fà partì' una scari'a di stiaffi e fiammate! E anco perché un ber pattone sur groppone (ah, a proposito, ner caso tu 'un sia dì 'vi ir groppone sarebbe la stiena, giusto per esse' chiari!) fa un rimbombo di 'velli che alla fin fine anco se uno un ti deve dei sòrdi glie lo dai uguale, perché da prorpio soddisfazione!!

comunque, dopo avevvi spiegato bene bene cos'è e come si usa ir groppone, vi lascio, anticipandovi che la prossima pillola sarà sempre in tema di manate, proprio 'ome vest'artra pillola 'vì...


(pucc)

PS
Nell'immagine un particolare di Marcellino in un momento di svago a bocca d'Arno

mercoledì 13 ottobre 2010

A Ceccia



Allora "a ceccia" è una di velle parole che via via ti passano proprio di mente, fintanto che un tu ami'o le ritira fòri: "'om'è quer corso che vai a seguì?" - "Mah, vai lì, ti metti a ceccia, e spippoli su féisbuc".
Ora se ir suddetto mi'am'io (che per artro iè anche Livornese) 'un mi diceva che lui ai corsi ci va a un fa una sega io mica ci ripenzavo ar mettesi a ceccia!!

Tra ll'artro è anche una di velle 'ose che mi garba parecchio, digiàcché a me mi pesa ir culo! sur purma mi metto a ceccia sempre infondo, anche se oramai c'ho l'abbonamento e un mi serve più di scappà dar controllore, anche perché poi oramai su i purrma un ci sono più le porte in fondo! anzi, per fregà ir controllore devi stà in piedi, artro che a ceccia, devi stà proprio davanti alla porta di mezzo, sulla LAMME, e sperà che l'autista ti voglia bene, sennò ccor Caizer t'apre, e l'hai bene bene ner ciocco!

via, ora vo a vedé la Domenia Sportiva, che ir Mila ha ripassato l'Inte, ci si becca alla prossima Pillola! sarebbe ganzo ne scrivesse varcheduna anche l'artri du' gonzi, ma se aspettate loro... STATE LUSTRI!!

sabato 2 ottobre 2010

Jente di Toscana

Allora, siccome 'sta settimana io (pucc) c'ho da fà un po di 'ose (tipo laureammi) e quell'artri 'un hanno voglia di fa' una sega, niente post sur blogghe... i nostri lettori che c'hanno comunque da perde tempo possono sollazzassi co' sto video dimorto bellino di Manu PHL che m'ha fatto vedé ir Petro su ìutiubb!




Engiòi!

lunedì 20 settembre 2010

L'uscio


L'altro giorno so andato a trovà la mi zia in San Giusto. Mi chiama e mi fa: "Vieni bimbo a trovammi che un ti si vede mai, se no poi io moio e un ti vedo più".

Deh, per un avella sulla ‘oscienza m'è toccato andà. Sicchè arrivo sotto 'asa sua e ir campanello un c'era, ar telefono un rispondeva e allora iniziò a sbraità: "ZIA, ZIA, ZIAAA!".

Nulla, alla fine mi rompo ir cazzo e gli busso ma deh, sarà che ero incazzato ma, per la troppa foga gli incrino un vetri. Lei allora all’improvviso esce fori e mi sgrida: "Oh bimbo ma cosa bussi, entra no!"

Già, io entro, e un faccio in tempo a mettemmi a sedè che lei è già li che si lamenta che è sorda, che c'ha i dolori alla vita, che c'ha il ‘polisterolo’ arto ner sangue...e infine che di vesti tempi a San Giusto c'è pieno di negri che rubano nelle 'ase e che hanno rubato dappertutto artro ‘e nella sua! Gli fo' io; "Deh zia, allora chiudi cor chiavistello e comprati una porta bella robusta!" E lei: "Eh si hai ragione...ma che voi fa'; ir mi canino s’è imprati’ito ad aprì quell’uscio ‘olla zampina e se glielo ‘ambio poi un riesce più a entrà in casa poera bestia". E poi oh, continua lei, "A me l’usci di ora un mi garbano mia: per entrà in casa ci voglion troppe chiavi e io son cea e un lo vedo mia ir buo. E se poi mi scappa di piscià e son fori a chiacchierà me la faccio anco addosso! Invece quest’uscio vi basta spingello un gocciolino e sei già dentro sur vaso".

Io sorrido e ner mentre penso a tutte velle vorte che m’è toccata falla ner prato fori ‘asa mia. E ancora, continua lei, tutta ‘nfervorata: "Quest’uscio vi l’ha fatto ir mi marito, un sarà siuro ma t’avverte sai e mi fa compagnia". "T’avverte??" di'o io. "Si si, t’avverte perché quando passano l’aeri inizia a cigolà tutto prima che tu li veda arrivà, e lo stesso quando passano i treni e i cami. E poi se entra in casa uno un avè paura che lo senti, sembra di esse in uno di vei firme der terrore come quelli di ‘oso li…oh come si chiama…ah Aicò ( Si insomma, volevà dì Iccicoc )!". "Deh allora zia sei apposto", Di'o io scherzando, "Se arriva un ladro lo senti e scappi via".

Insomma la mi zia ha 87 anni, ha preso ‘asa in San Giusto quando ancora c’erano i campi, ma ora s’è ritrovata ad esse ner mezzo alla città, ma come tutti i ‘ontadini è rimasta abituata a considerà l’uscio di ‘asa un po’ ‘ome un pezzo di legno che serve solo a proteggessi dar riscontro. Fatto sta che a un certo punto decido di arzammi e faccio per andà via, m’avvicino all’ingresso e mi ricade l’occhio su quell’uscio tutto ciondolante e vecchio e gli rifò alla mi zia: "Oh zia dai su, ora dio a babbo che ti venga a mette una porta ammodino", Boia deh l’avessi mai detto, lei mi si rigirà di brutto e mi fa: "Oh Damianino, 50 anni fa un esisteva nemmeno che la gente t’entrasse in casa per rubatti la roba, e se oggi l’omini sbagliano io mia posso adattammi a loro e rinchiudemi in casa come in carcere, e poi oh, se entra quarcuno vi un c’è nulla da portà via e io ar massimo gli farò un caffè armeno chiacchiero con quarcheduno ogni tanto, vai vai!"

(ReDs)

martedì 14 settembre 2010

Ir Primo, ir Se'ondo, ir Tre

Iè guasi un anno che un si scrive, e come s'è detto l'urtima vorta siete stati lustri vai...

allora vediamo un pò se a rimettisi tutti di buzzo bono se ne cava varcheccosa: tocca accènde l'àrddisc portatile co' lemmepittre e sragionà un se'ondo: di robette da scrive ce n'è diverse, ce l'ho sempre ir foglio su cui si so scritte tutte: poi via via sapesse quante n'è venute fori!!

ma vediamo un po di parlà dell'argomento di oggi: la televisione!


Sìsì, proprio vella: vella immancabile a desinà. La disposizione è sempre la solita alla tavola che veniva allungata per l'occasione (e lo dovreste vedé ir mì tavolo, c'era li scomparti segreti che c'usciva i pezzi per allungallo!!) : ir nonno stà a capotavola, la televisione davanti. tutti vell'altri dalle parte, po'e chiacchere e un rompete troppo i coglioni che c'è da sentì ir telegiornale.

Ma poi io mi ri'ordo che più o meno funzionava di 'osì: allora alle 13 ar desinare, nella situazione dianzi. Io a dì il vero ero a destra, davanti a nonna e mamma che ci dovevano avé la cucina più vicina (inutile fassi tante seghe sur femminismo, quello era a tavola... o mettici un toppino!).
Uno arrivava bello cari'o come v'ho scritto ner mi' primo poste, s'assedeva sulla seggiola e cascasse ir mondo la televisione era sur primo. Po'e storie c'è 'r telegiornale.

Ma un finiva mi'a lì!!! dopo ir primo c'era ir se'ondo! e quando partiva ir seondo allora 'un c'era veramente più speranze di beccà i cartonianimati toccava vedé un antro telegiornale...
Che io dicevo: "ma perché bisogna guardà anche ir se'ondo, dice le solite 'ose che ha detto ir primo!". "Stai un po zitto" era la risposta che ir nonno bello assorto nelle notizie, come se un l'avesse sentite pari pari du'minuti prima, mi borbottava allo scopo d'eliminà ir fastidioso ronzio di sottofonto che ero io!

Ma d'artronde povero nonno, anche lui c'aveva ragione! Ir pane pe'lla minestra lo portava a casa lui voleva bene di guardassi ir telegiornale 'ome si deve!
Anco se eran tutti uguali.
Anco se si sentiva solo della guerra.
Anco se c'era solo l'ammazzamenti.
Uno un bastava, c'era per forza da vedere quello sur Primo. Poi quello sur Seondo. e poi quello sur Tre...

(pucc)